PARIGI - Continua la marcia di Sara Errani al Roland Garros. In attesa di giocare domani la semifinale del singolare contro Samantha Stosur, la 25enne romagnola, in coppia con Roberta Vinci, ha raggiunto la finale del doppio: le due azzurre, teste di serie numero 4 del torneo, hanno battuto in semifinale la coppia spagnola formata da Nuria Llagostera Vives e Maria Jose Martinez Sanchez per 6-4 6-2 in un'ora e 31 minuti di gioco. Ora Errani e Vinci dovranno affrontare la coppia vincente della seconda semifinale, che opporrà le russe Kirilenko e Petrova alle due ceche Hlavackova e Hradecka.
Sara Errani e Roberta Vinci erano già entrate nella storia del tennis azzurro, diventando lo scorso gennaio a Melbourne la prima coppia azzurra al femminile a qualificarsi per la finale di uno slam, gli Australian Open (si arresero alle russe Svetlana Kuznetsova e Vera Zvonareva). Un'impresa che al maschile era riuscita l'ultima volta a Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola, protagonisti dell'ultimo atto del Roland Garros nel 1959.
Orri giornata di quarti. La prima a raggiungere le semifinali è la russa Maria Sharapova. La russa, n.2 del seeding, ha sconfitto l'estone Kaia Kanepi per 6-2, 6-3 e se la vedrà con la ceca Petra Kvitova, che ha avuto la meglio sulla kazaka Yarolava Shvedova, superata in tre set con il punteggio di 3-6, 6-2, 6-4. Ora tocca agli uomini: in programma Murray-Ferrer e Nadal-Almagro.
Attività fisica programmata per la prevenzione e la risoluzione delle patologie. Mediante delle misure appropriate attinenti allo sport, al movimento e all'orientamento comportamentale, essa ha lo scopo di migliorare le limitazioni fisiche, psichiche e psicosociali (nella vita quotidiana, nel tempo libero e nella professione), prevenire danni e fattori di rischio.
mercoledì 6 giugno 2012
mercoledì 18 aprile 2012
The Milk
Il calcio è senza dubbio un minerale importantissimo per l’essere umano. Assolve funzioni vitali sia durante l’età dello sviluppo sia in età matura.
Fino agli anni '50 del secolo scorso l’assunzione di latte vaccino era modesta.
Al mattino si usava fare colazione con la zuppa d’infuso d’orzo, con fette di pane raffermo bagnate con il brodo di fagioli, con frutta di stagione o, perfino, con la polenta arrostita unita a verdure. Anche gli snack erano costituiti da prodotti semplici, come noci, semi, pane e olio o frutta fresca.
Il latte vaccino è davvero indispensabile all’essere umano?
Secondo Naboru Muramoto, autore del libro “Il medico di se stessi” (Ed. Feltrinelli) “il latte di mucca non è un alimento perfetto per l’uomo, i neonati e i bambini non dovrebbero mai essere nutriti con il latte vaccino”.
«Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro».
L’informazione ormonale del latte, quella della crescita veloce (utile al vitello che cresce fino a 300 Kg in pochi mesi) potrebbe avere a che fare con la crescita veloce di cellule come fibromi, sarcomi, cancri.
Lorenzo Acerra, nel suo ultimo testoIl mal di latte documenta, in modo accurato, come gli elementi contenuti nel latte lavorato dall’industria alimentare (fenilalanina, tirosina, fosfati, ADH, IGF-I, ecc.) possono essere collegati all’insorgere di diabete, problemi di permeabilità intestinale, allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti, orticarie, disturbi al sistema vascolare, osteoporosi, disturbi ormonali, ecc.
Negli anni '30, il Dott. Francis M. Pottenger condusse uno studio della durata di 10 anni sui relativi effetti di diete a base di latte pastorizzato e non pastorizzato su 900 gatti. Un gruppo ricevette nient'altro che latte intero appena munto, mentre l'altro fu allevato con latte intero della stessa provenienza ma pastorizzato. Il gruppo del latte non pastorizzato crebbe e rimase in buona salute, attivo e vigile per l'intero corso della vita. Il gruppo allevato a latte pastorizzato presto divenne apatico, confuso ed altamente vulnerabile a un cospicuo numero di disturbi degenerativi normalmente attribuiti all' Uomo, incluso malattie di cuore, disturbi renali, disfunzioni della tiroide, malattie respiratorie, perdita di denti, ossa fragili, infiammazione al fegato, ecc..
Ma ciò che attirò particolarmente l' attenzione del Dott. Pottenger fu quello che successe alla seconda e terza generazione. I primi discendenti del gruppo del latte pastorizzato nacquero tutti con denti ed ossa deboli - un inequivocabile sintomo di calcio-deficienza, che portò alla luce il mancato assorbimento di calcio dal latte pastorizzato. I discendenti del gruppo del latte non pastorizzato rimasero in ottima salute come i loro genitori. Molti dei gattini della terza generazione del gruppo del latte pastorizzato nacquero morti, mentre quelli che sopravvissero erano sterili ed incapaci di riprodursi. L'esperimento terminò a quel punto perché non ci fu una quarta generazione di gatti del gruppo del latte pastorizzato, sebbene il gruppo alimentato con il latte non pastorizzato continuò a riprodursi ed a crescere sano e robusto.
Quasi tutto il latte di mucca ha 59 ormoni attivi, allergeni in gran quantità, grasso e colesterolo. La maggior parte del latte di mucca contiene quantità misurabili di erbicidi, insetticidi e diossina fino a 2.200 volte il livello di sicurezza, fino a 52 potenti antibiotici, sangue, pus, feci, batteri e virus. (Il latte di mucca può avere tracce di qualsiasi cosa che la mucca mangi incluso fuoriuscite radioattive provenienti dagli esperimenti nucleari.) Uno di quei 59 ormoni è un potente ormone della crescita (IGF-1) con fattore di crescita uno. Considerate questo ormone come una cellula di combustibile per qualsiasi cancro. La FDA (Amministrazione Federale degli Alimenti e dei Farmaci) insiste che l'IGF-1 si distrugge nello stomaco. Se fosse vero l'FDA ha dimostrato che l'allattamento non funziona. Questo fattore di crescita fa in modo che il vitello neonato cresca rapidamente, come madre natura intende. Un'altra sostanza chimica presente nel latte è la caseina. È un potente agglomerante, un polimero usato per fare plastiche e colle, ottimo per fare solidi accessori o incollare etichette alle bottiglie di birra
Ottanta delle proteine del latte sono caseina. È anche un allergene, un'istamina che crea molto muco. E' permesso che nel latte siano presenti delle feci che sono una sorgente principale di batteri. Il latte viene di solito pastorizzato più di una volta prima di arrivare sulla vostra tavola, ogni volta per circa 15 minuti a 73° centigradi. Per sterilizzare l'acqua occorre farla bollire a 100° per alcuni minuti. Tieni presente anche che a temperatura ambiente il numero di batteri del latte raddoppia ogni 20 minuti circa.
Negli anni '30, il Dott. Francis M. Pottenger condusse uno studio della durata di 10 anni sui relativi effetti di diete a base di latte pastorizzato e non pastorizzato su 900 gatti. Un gruppo ricevette nient'altro che latte intero appena munto, mentre l'altro fu allevato con latte intero della stessa provenienza ma pastorizzato. Il gruppo del latte non pastorizzato crebbe e rimase in buona salute, attivo e vigile per l'intero corso della vita. Il gruppo allevato a latte pastorizzato presto divenne apatico, confuso ed altamente vulnerabile a un cospicuo numero di disturbi degenerativi normalmente attribuiti all' Uomo, incluso malattie di cuore, disturbi renali, disfunzioni della tiroide, malattie respiratorie, perdita di denti, ossa fragili, infiammazione al fegato, ecc..
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mercoledì 4 aprile 2012
Studenti di Scienze motorie
Troppi ostacoli nella corsa al lavoro
per gli studenti di Scienze motorie
Sono 50mila e dopo la riforma hanno alzato la voce, forse per la prima volta: cinque anni di corsi ("Spesso ottimi", dicono) per ritrovarsi schiacciati tra medicina e fisioterapia. Mentre fuori d'Italia la loro specializzazione è un passaporto sicuro.
di GIANLUCA MORESCOA Roma l'Università del Foro Italico presenta un esame d'ammissione che ogni anno superano in 460, il 15% al termine del triennio viene ammesso ai successivi due anni di specialistica (divisa tra attività motoria preventiva, scienza e tecnologia dello sport e management sportivo). Cinque anni tra libri e palestra e poi il buio. L'interrogativo, al di là di ogni slogan urlato in piazza è "Ora cosa faccio?". "In Italia - provano a spiegare Eugenio Pistone, Diego Pera e Marco Infusino - i tre rappresentanti che oggi danno voce agli studenti dell'Università "Foro Italico", il problema principale è di riconoscibilità. Le Scienze Motorie finiscono spesso per ritrovarsi schiacciate tra medicina e fisioterapia. Tra malattia e riabilitazione. Lo spazio proprio per la rieducazione, per quella zona grigia che in Italia scivola sotto la voce prevenzione, non ha una sua materiale collocazione nel mondo del lavoro Italiano".
Preoccupazione, rabbia e parole scelte con attenzione, per far sì che i concetti non si trasformino in semplice contestazione del sistema universitario, ma in un passe-partout sul futuro. I ragazzi parlano in una stanza esposta al sole, si affaccia sul ponte che ogni domenica porta i tifosi verso le partite dello sport più ricco del mondo. Lo stadio di Roma e Lazio è a una manciata di metri, ma quella è una disciplina che raramente incrocia i percorsi degli studenti di Scienze Motorie. Il caso più clamoroso è stato quello di Walter Di Salvo, studente di Scienze Motorie negli anni Novanta, poi preparatore atletico della Lazio, quindi nello staff del Manchester United prima e del Real Madrid poi. Un fenomeno isolato. I ragazzi quando lo si nomina appaiono sconfortati, sembrano considerarlo un esempio di successo irripetibile. Ma la sua storia incarna più di ogni altra il significato che in molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, si dà a questa categoria di laureati. Negli Usa, chiudere con successo la lunga sessione di studi in scienze motorie, significa affacciarsi nel mondo del lavoro con una professionalità che affianca immediatamente l'ex studente al medico neolaureato.
"L'Ateneo - racconta ancora Eugenio Pistone - ha lavorato su di noi per regalarci conoscenze e competenze, per far sì che una volta usciti dall'Università, non si abbia solo un pezzo di carta, ma un marchio di garanzia di ciò che sappiamo offrire. Il contrasto con il mondo del lavoro è però violento. Frustrante. Spesso basta un brevetto sportivo per vedere equiparato un laureato con cinque anni di corsi sulle spalle e un ragazzo che ha passato qualche mese in una palestra con un marchio federale". "Per non parlare aggiunge Diego Pera - degli attriti sempre più evidenti tra coloro che si immettono nel mondo del lavoro in qualità di fisioterapisti e i ragazzi che come noi escono da scienze motorie e di fatto non sono assolutamente autorizzati a lavorare mettendo le mani su un eventuale paziente, reduce da un intervento chirurgico".
Le discussioni che hanno infiammato l'animo degli studenti nell'ultimo anno finiscono per infrangersi nel caso delle scienze motorie, sulla percezione parziale che in genere si ha di questa facoltà: "Per gli Italiani - prova a spiegare Marco Infusino - le Scienze Motorie sono propedeutiche per accedere a un eventuale posto da insegnante di Educazione Fisica. Lo scarto decisivo tra Isef e Università è stato compiuto sul piano effettivo, burocratico, ma è come se il messaggio non fosse passato. Per uscire dall'equivoco servirebbe una legge precisa che ristabilisca i confini di appartenenza del mondo del lavoro applicato alla laurea in scienze motorie".
Dall'istruttore della palestra di quartiere, al personal trainer, passando per i preparatori atletici dei club che lo sport lo esportano per professione a livello internazionale, fino alle sale di riabilitazione del dopo infortunio, il laureato in scienze motorie segue un tortuoso percorso trasversale che subisce costantemente i colpi di categorie più piccole e spesso lontane dal contesto universitario. "Quello proposto dagli studenti - sottolinea il professor Fabio Pigozzi, prorettore vicario dell'ateneo Foro Italico e presidente della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport - è un problema concreto, che ha radici lontane. Già sul finire degli anni Ottanta, la contrazione demografica ha sempre più ridotto le possibilità di assunzione nella scuola, naturale sbocco occupazionale per i diplomati Isef, il cui titolo aveva fino ad allora rappresentato garanzia di impiego come docenti di educazione fisica". Professione che oggi di fatto esiste solo sulla carta. Le ore di educazione fisica certe partono dalla scuola media e i posti a disposizione sono di fatto saturi per i prossimi dieci o vent'anni. "La successiva riforma - spiega ancora il professor Pigozzi -, che ha portato una decina di anni fa all'introduzione anche in Italia della laurea in scienze motorie, ha ampliato il profilo culturale e professionale, in linea con i mutamenti culturali, sociosanitari e del mercato, e con quanto si era verificato nel resto d'Europa da più di mezzo secolo. Tuttavia, mentre altrove, anche per il maggior tempo trascorso, la figura del laureato in scienze motorie è ampiamente riconosciuta e apprezzata, questo in Italia stenta ad avvenire". E la facoltà si trasforma in ponte verso una disoccupazione per laureati specializzati.
FONTE
Repubblica.it
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