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lunedì 12 dicembre 2011

SCLEROSI MULTIPLA- La scoperta del professor Zamboni

Nel 2007 il professor Paolo Zamboni, chirurgo vascolare di Ferrara, scopre che i malati di sclerosi multipla sono affetti da una malformazione alle vene giugulari e azygos, con un piccolo intervento endovascolare i pazienti perdono la stanchezza dovuta alla malattia e riacquistano il movimento degli arti. Ma i neurologi sono scettici, e così la sperimentazione, nonostante la disponibilità della regione Emilia Romagna, è ferma. Servono 2 milioni e mezzo di euro. Ma i malati hanno fretta e contro il parere del proprio neurologo si sottopongono a interventi a pagamento nelle cliniche private.
L’Aism ha replicato che è in atto uno studio epidemiologico, avviato qualche mese fa, che sta procedendo come da protocollo: “il progetto di ricerca partirà non appena verrà ricevuto il protocollo definitivo”. L’Aism ha anche ricordato ai pazienti di “non sottoporsi all'operazione se non all'interno di studi clinici controllati e di non affidarsi a cliniche private”.
Ma perché il metodo Zamboni è così rivoluzionario e ha un tale seguito di pazienti? La CCSVI (insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) è una malformazione delle vene che portano ilsangue fino al cervello. Secondo Zamboni questa patologia è strettamente connessa con la Sclerosi Multipla perché il rallentamento del flusso sanguigno nel cervello provoca un anomalo accumulo di ferro e se si cura la CCSVI, liberando i vasi occlusi con l’angioplastica, si possono ritardare i sintomi della Sclerosi Multipla e migliorare le condizioni di salute del paziente.
Non tutti gli esperti, però, sono d’accordo: qualcuno dichiara che non tutti i pazienti con Sclerosi Multipla hanno la CCSVI e altri che questa condizione è presente anche in una percentuale di persone sane. Le associazioni di pazienti premono affinché lesperimentazioni entrino nel vivo al più presto, anche per evitare che ci sia un fiorire di iniziative private poco chiare che possano cavalcare le speranze degli ammalati.


Oggi, la rivista BMC Medicine, pubblica i risultati di una ricerca che ha visto la stretta collaborazione avvenuta tra il centro per le malattie vascolari dell’Università di Ferrara diretto da Paolo Zamboni, il “BeNe” dell’ospedale Bellaria di Bologna diretto da Fabrizio Salvi ed il dipartimento di neurologia e neuroimmagini dell’Università di New York con sede a Buffalo, diretto dal ProfessorRobert Zivadinov.
Questo risultato -dichiara Zamboniindica con chiarezza come il fenomeno di degenerazione dell’assone (la componente centrale del nervo), che è in ultima analisi l’evento che porta alla disabilità, è influenzato negativamente dal cattivo funzionamento delle vene che si ha incorso di CCSVI".
I dati, presentati a Bologna nell’ambito del Congresso annuale della Società Internazionale per le Malattie, parlano di una percentuale del 75% di pazienti con sovrapposizione delle due patologie, sclerosi multipla e CCSVI, con un’età media inferiore ai 40 anni. Per ovviare a ciò sono state tracciate,inoltre, anche le linee guida pratiche per l’indagine di screening, che saranno riconosciute in tutto il mondo, basate su un nuovo test non invasivo, la pletismografia cervicale.
Il test di breve durata (5 minuti) riesce a giungere a una prima diagnosi con elevata attendibilità, infatti, anche se si tratta solo di un prototipo non sviluppato commercialmente, avrebbe un’attendibilità dell’85%.
Questa condivisione –conclude Zamboni – porterà presto a un miglioramento anche nelle pubblicazioni a carattere scientifico, arricchite così dalle esperienze che nel frattempo sono state maturate nei diversi centri mondiali”.

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