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sabato 5 novembre 2011

IPERTENSIONE ARTERIOSA High Blood Pressure (Hypertension)

Cosa si intende per ipertensione arteriosa?
L'ipertensione arteriosa è un aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori considerati nella norma per l'età (Tab 1). Nella maggior parte dei casi l'alterazione emodinamica tipica di questa malattia è l'aumento delle resistenze vascolari, vale a dire del tono della muscolatura liscia dei vasi ed i meccanismi che la determinano sono il risultato dell'interazione di più fattori patogenetici.


Tabella 1. Classificazione dell'ipertensione nell'adulto in base ai livelli di pressione arteriosa secondo l'OMS.


La pressione arteriosa è definita da due parametri: la pressione sistolica, definita dal picco pressorio che si osserva in seguito alla contrazione del ventricolo sinistro e la pressione diastolica, definita, invece, dalla pressione a livello arterioso durante la fase di riempimento ventricolare. Entrambi i parametri si misurano in millimetri di mercurio (mmHg) e sono comunemente espressi come pressione sistolica “su” pressione diastolica.
L'ipertensione arteriosa è molto spesso idiopatica, e in tal caso è detta “essenziale” o ipertensione primaria. Questa forma può insorgere anche senza che si manifestino dei sintomi e, di conseguenza, senza che il soggetto ne abbia conoscenza; nonostante ciò, l'elevata pressione persistente nel tempo aumenta notevolmente il rischio di accidenti cardio- e cerebrovascolari, insufficienza renale, complicanze vascolari retiniche. L'ipertensione essenziale è una patologia molto frequente; pertanto la misurazione della pressione arteriosa viene sempre effettuata durante una visita medica.
Nonostante non sia possibile identificare la causa dell'ipertensione arteriosa, diverse condizioni possono  aumentarne il rischio o accentuarne l'entità, quando essa è presente. Tra queste condizioni le più importanti sono:
  • obesità
  • vita sedentaria
  • abitudine al fumo
  • dieta ipersodica
  • uso di contraccettivi orali
  • uso di cocaina, anfetamine o alcuni farmaci come gli steroidei.
Oltre all'ipertensione essenziale esistono delle forme di ipertensione secondaria: in questo caso, l'identificazione e il controllo della patologia primaria può essere d'ausilio nel controllo dell'ipertensione stessa. Le patologie a cui è più frequentemente associata l'ipertensione sono:
  • Insufficienza renale: causa ritenzione di liquidi e conseguente aumento della volemia; inoltre, l'ipertensione può esacerbare il danno renale generando così un circolo vizioso
  • Diabete: l'iperglicemia può causare danni sia a livello renale che vascolare
  • Aterosclerosi: compromette l'elasticità vasale
  • Sindrome di Cushing: è definita da un aumento della secrezione di cortisolo da parte della corteccia surrenale
  • Iperaldosteronismo (sindrome di Conn): comporta l'aumento di aldosterone, ormone coinvolto nei meccanismi di secrezione di sodio a livello renale; può essere causato da un tumore, generalmente benigno, del surrene
  • Feocromocitoma: è un tumore della midollare del surrene piuttosto raro e generalmente benigno che produce catecolamine, ormoni di risposta allo stress; nei soggetti affetti si possono manifestare episodi di ipertensione severa
  • Ipertiroidismo
  • Gravidanza: una condizione abbastanza frequente durante il terzo trimestre è l'eclampsia (gestosi gravidica), caratterizzata da ritenzione di liquidi e aumento della pressione arteriosa; tale condizione espone a dei rischi sia la madre che il feto e deve essere tenuta sotto stretto controllo medico.


L'unico rimedio sono i farmaci?
Assolutamente no! In linea di massima l’ipertensione arteriosa lieve viene trattata inizialmente senza farmaci. Il primo passo consiste, infatti, nel mettere in atto un corretto stile di vita: ridurre il consumo di sale, caffè o sostanze eccitanti (farmaci, stupefacenti), ridurre il peso corporeo negli obesi, moderare il consumo di vino e caffè, abolire fumo e superalcolici, fare una leggera attività fisica (passeggiate, nuoto, bicicletta) etc. Se con questi accorgimenti non si ottiene alcun risultato è necessaria una terapia di tipo farmacologico, valutata dal medico in base alle caratteristiche del paziente e al rischio cardiovascolare legato, anche, alla presenza di patologie concomitanti; in linea di massima si parte da una monoterapia per passare ad un trattamento combinato con più farmaci.
Ipertensione ed attività fisica.
Non esistono dubbi sull'utilità dell'attività fisica nel trattamento dell'ipertensione arteriosa. Alcuni studi recenti hanno quantificato la diminuzione pressoria in 5-6 mmHg (sia per quanto riguarda la pressione sistolica che per quella diastolica), diminuzione concentrata soprattutto nelle ore diurne, prodotta da un allenamento aerobico assiduo e continuativo. Gli effetti benefici dell'allenamento sono dovuti a numerosi fattori tra cui i più importanti sono:
  • aumento del numero di capillari a livello muscolare e cardiaco (capillarizzazione) dove lo sviluppo del microcircolo coronarico allontana il rischio di angina e infarto.
  • Maggiore apporto di sangue e ossigeno a tutti i tessuti e in particolare al muscolo cardiaco.
  • Riduzione sia dello stress transitorio che di quello a lungo termine grazie al rilascio di sostanze euforizzanti che intervengono nella regolazione dell'umore (endorfine).
  • Riduzione delle resistenze periferiche sia grazie alla riduzione dell'attività di alcuni ormoni e dei loro recettori (catecolamine) sia grazie all'aumento del letto capillare.
  • Effetto positivo che l'attività fisica svolge sugli altri fattori di rischio relativi ad altre patologie che spesso si associano o causano l'ipertensione come per esempio il diabete, le dislipidemie e l'obesità.

L'esercizio fisico utile per la prevenzione e la cura dell'ipertensione deve essere di tipo aerobico o cardiovascolare: deve cioè essere un'attività fisica di endurance svolta a media intensità (40-70% del VO2max). Tipici esempi di lavoro cardiovascolare sono la marcia, il jogging, la corsa, il nuoto di resistenza e il ciclismo. Per essere veramente efficace, l'esercizio fisico va ripetuto per almeno tre volte alla settimana. Il massimo effetto benefico lo si ottiene con 5 sedute settimanali, anche se le differenze, in termini di calo pressorio, non sono significative. In questo caso migliorano invece i benefici sulla riduzione del peso corporeo e l'efficacia del sistema cardiovascolare. L'attività, per essere efficiente, deve protrarsi per almeno 20-30 minuti, possibilmente senza interruzioni. Anche in questo caso i risultati migliori si ottengono con un impegno superiore (40-50 minuti). Al di sotto dei venti minuti gli effetti positivi calano considerevolmente. 

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